Come faccio a preparare due esami contemporaneamente?

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Oggi di cosa parliamo?

Parliamo di come preparare e superare due esami contemporaneamente.

Vorrei però farti una premessa, perché altrimenti tutta la strategia che ti sto per spiegare, non la capirai.

Bisogna capire come funziona la nostra psicologia a livello del voto, e quindi il significato che dai al voto, altrimenti non puoi applicare nessuna strategia.

Perchè dal significato che tu dai al voto deriva sia l’ansia che abbiamo mentre studiamo per l’esame, sia quella che percepiamo la mattina stessa dell’esame.

Dall’ansia poi dipende spesso la pianificazione dell’esame e deriva anche la decisione di accettare o rifiutare un voto.

A monte dipende tutto dal significato che dai al voto!

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Per esempio, per me all’inizio, come ti ho raccontato già altre volte, l’università era tutto.
Facevo soltanto quello e avevo abbandonato tutto il resto, il mio lavoro e i miei hobby.

Per prendere voti sempre più alti, ho cominciato ad eliminare parti importanti della mia vita.
Sto parlando di persone che frequentavo o della mia ragazza dell’epoca.

Se l’università diventa tutto, è ovvio che ti carichi di un senso di responsabilità troppo grande.

E quindi, come capitava a me, prendere un voto alto significava:

– dimostrare a me stesso che ero una persona in gamba,

– dimostrare ai miei genitori che stavano investendo bene su di me,

– dimostrare ai miei amici che ero una persona intelligente.

Magari prendi un voto alto e non lo dici ai tuoi amici, perché non si dice, altrimenti passi per quello che se la tira dei suoi voti.

Però c’hai sempre quella vocina interiore che ti dice:

“Prendo un voto alto e quindi sono una persona intelligente”

È una cazzata micidiale!

Peccato che te ne rendi conto solo dopo un po’, perché solo dopo un po’ ti rendi conto di cosa è davvero l’esame.

Non ti preoccupare, adesso ne parliamo approfonditamente.

Per cui, che significato dai al voto? Te lo sei mai chiesto?

Io mi sono reso conto di quanta importanza davo al voto, al mio primo esame che, infatti, decisi di rifiutare perché avevo preso un voto basso.

 

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Come pensavo anche io inizialmente, magari qualcuno dice “No io voglio avere una media alta”.

Qualcun altro invece dice “No a me basta laurearmi nel più breve tempo possibile” e vanno benissimo entrambe le cose.

Non vado nel merito, non è che mi metto a giudicare la tua strategia, l’importante però è che sia chiara.

Devi avere sempre una strategia d’esame ed una strategia di laurea, cioè una strategia per come ti vuoi laureare.

La domanda che ti devi porre è questa:

“Come mi voglio laureare?
Mi voglio laureare presto o mi voglio laureare bene?”

Rispondere a questa domanda presuppone il fare una SCELTA.

Una scelta che nessuno studente o almeno il 99% degli studenti non è disposto a fare, perché la maggior parte degli studenti italiani non ha voglia di fare niente. Si vuole far mantenere da mamma e papà e non vuole prendersi nessuna responsabilità.

Quindi perché prendersi la responsabilità di scegliere come studiare o come laurearsi?

Se tu scegli “Io mi voglio laureare presto”, allora accetterai determinati voti, anche bassi.

Se, invece, ti dici “Io mi voglio laureare bene, magari anche con 110”, allora ha senso rifiutare dei voti qualche volta, ma li rifiuti perché c’è dietro una strategia.

Ti ripeto, c’è una STRATEGIA, non il significato referenziale che io do al professore e che do all’esame.

Non è che rifiuti voti bassi perché se non prendi 30 non sei una persona intelligente o perché hai bisogno dell’approvazione di un professore per sentirti a posto.

Perché allora non c’è un rispetto sano nei confronti del professore, ma c’è una vera e propria SUDDITANZA PSICOLOGICA.

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Tu devi quasi compiacergli, infatti noi studenti ci ritroviamo a studiare di più non per gli esami che ci piacciono, ma per quelli che ci piacciono di meno.

Per quegli esami che magari sono anche difficili e in cui i professori sono pure stronzi.

E questa è una cosa terribile!

Detto questo, tu devi capire cos’è il VOTO, perché se comprendi il significato dell’esame e del voto smetti anche di avere questa sudditanza psicologica.

Allora, l’esame cos’è?

Molti pensano che l’esame sia una valutazione del proprio valore, ma non è cosi.

L’esame non valuta il tuo valore come persona, per quello è una cazzata stare male dal punto di vista personale se non prendi 30 o se va male un esame.

La definizione di esame che do io è questa:

“L’esame è una valutazione fatta da un professionista più o meno competente, sulla tua preparazione a breve a termine”

 

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Quindi in realtà l’esame, detto in confidenza tra di noi, non è altro che un esercizio di memorizzazione a breve termine.

È per questo che poi tutti gli studenti dimenticano quello che hanno studiato dopo due settimane.

Vorrei proprio vedere se c’è qualcuno che dopo aver dato l’esame, dopo 2 settimane si ricorda ancora le cose che ha memorizzato.

Il 90% delle persone le dimentica non dopo 2 settimane, ma dopo qualche giorno!

Quindi l’esame non è altro che un esercizio di memorizzazione a breve termine.

E tu lo fai senza conoscere nessuna tecnica di memoria, ti rendi conto?
Prima che Giuseppe spiegasse il Palazzo della Memoria, in Italia c’era il deserto cosmico!

Gli unici che insegnavano tecniche di memoria erano i famosi psico-corsi di memoria, che in realtà sono corsi motivazionali e non corsi tecnici sulla memoria, come quelli che esistono in America, per esempio.

Essendoci il nulla cosmico dal punto di vista delle tecniche di memoria, è ovvio che tu faccia un esercizio di memorizzazione a breve termine leggendo e ripetendo!

Perché quella è l’unica tecnica che conosci e così provi a dare l’esame, caricandolo per giunta di un significato enorme.

Quindi, abbiamo capito che l’esame non è altro che una valutazione che fa un professionista e non c’e da giudicarla.

Una volta che questo professionista ti dice se hai memorizzato a breve termine determinati argomenti, certifica questa cosa.

Perché? Perché questa certificazione ti serve per fare un dato numero di lavori, o meglio per avere il pezzo di carta e poter dire:
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“Io sono laureato
in questa cosa”.

A questo punto possiamo capire anche la psicologia che dobbiamo avere alla base.

Se io vengo valutato da un professionista che sto pagando, non posso averne sudditanza psicologica, perché questa è una gran cazzata ed è il motivo per cui tu hai anche ansia per l’esame!

Il problema dell’ansia te lo risolvo in una parola: STRATEGIA.

Se tu hai una strategia, non hai più ansia o almeno la percentuale d’ansia è molto minore.

Se tu hai una strategia, sai esattamente quello che devi fare
.

Se tu hai una strategia di studio, anche se prepari un esame in poco tempo, come spesso può capitare, non vai lì a caso, come fa la maggior parte degli studenti.

Alcuni studenti addirittura mi dicono:strategia

“Io senza ansia,
NON STUDIO”.

Ma se tu hai bisogno dell’ansia per studiare, te lo dico con il cuore in mano, hai problemi o con l’apprendimento o con la figura del professore.

Senza andare a fare sedute psicanalitiche, posso dirti che avere una strategia chiara ha come conseguenza l’abbassamento dell’ansia.

È normale! Se io so quello che devo fare, accetto il rischio, perché avere una strategia significa anche accettare che l’esame può andare male.

Anche io all’inizio credevo che bisognasse eccellere sempre e non si potesse o non si dovesse sbagliare, ma dopo un po’ di anni capisci che questa cosa non conta niente.

Dopo un po’ ti inizi ad innamorare delle cose semplici come la tua famiglia, la tua ragazza, gli amici…

È inutile star lì a cercare di essere sempre performanti e sempre i numero 1, BASTA! Non ti serve.

Quindi comincia adesso all’università, quando ancora nessuno ti sta pagando.

Perché poi nel mondo del lavoro questa cosa te la porti dietro, e cerchi sempre di compiacere il capo, compiacere il tuo collega o chissà chi, basta!

Non ti serve, fidati, non ti serve.

Ti serve avere una strategia per fare bene le cose!
Non è che ti sto dicendo di fare male le cose, anzi!

 

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Detto questo, ti voglio raccontare una storia che non ho mai raccontato, che riguarda proprio uno dei miei esami, un esame che ho realmente sostenuto.

E sapere com’è andata a finire questa storia, è FONDAMENTALE per capire tutto il resto della strategia.

Non vado nel dettaglio, perché sono cose un po’ particolari che non dovrei dirti, però ormai te le dico.

Allora, cosa successe?

Andai male a questo esame e lo rifiutai, avevo preso 22 se non sbaglio.

Dopo cosa feci? Chiesi l’integrazione orale alla mia professoressa e andai a dare l’esame orale.

Purtroppo ripetei lo stesso errore che feci nel mio primissimo esame all’università, cioè ripreparai l’esame allo stesso modo, studiando esattamente come prima.

Sostanzialmente mi preparai per dare un esame scritto, non per un orale.

Ovviamente andai male all’interrogazione orale e la professoressa mi diede un 23 solo per la buona volontà di averci riprovato e mi disse:

“Guardi, apprezzo che lei abbia ripreparato l’esame, però insomma io più di 23 non le posso dare, perchè comunque è stato impreciso nell’esposizione!”

Allora mi venne in mente un’idea!

Il giorno in cui le chiesi l’integrazione orale, c’era anche l’appello dell’esame.

Essendo andato male, dopo un paio d’ore scrissi alla professoressa che volevo rifiutare quel voto e che avrei riprovato l’esame all’appello ufficiale del giorno stesso.

La professoressa acconsentì, ma mi disse che se non avessi passato l’esame, avrei perso anche l’integrazione orale che avevo fatto la mattina.

Perciò mi ritrovai un po’ con le spalle al muro.strategia

“Porca miseria e ora che faccio? Lo rifiuto o lo accetto?”

Calcola che io avevo già dato l’esame una volta, era andato male perché avevo preso 22 e lo avevo rifiutato.

A quel punto avevo chiesto l’integrazione orale alla mia professoressa, mi era andata male anche quella perché mi aveva dato 23 e quindi non sapevo più cosa mi convenisse fare.

Alla fine decisi di rifiutare anche questo 23 e di fare l’esame istituzionale nell’appello che ci sarebbe stato il giorno stesso!

All’epoca avevo già iniziato ad applicare la Tecnica del Palazzo e quindi ero abbastanza sicuro di quello che avevo memorizzato, per cui, tranquillo, decisi di andare a fare l’esame.

E cosa successe? Come andò alla fine quell’esame?

Per saperlo, devi aspettare il prossimo articolo in cui ti dirò com’è andato l’esame e ti rivelerò anche la strategia che ti ho promesso.

Il prossimo articolo uscirà tra soli 3 giorni, quindi mi raccomando, STAY TUNED 😉

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A prestissimo e intanto in bocca al lupo per la sessione estiva!!

Andrea Acconcia

 


P.S

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Sì, voglio saperne di più !

 

 

 

 

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